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Parlando di antiche varietà di mele, bisogna subito dire che all'inizio del 1900 ne erano conosciute più di cinquemila varietà nella sola Europa. Oggi, sono certamente di meno, probabilmente duemila.

Le varietà più diffuse, quelle da reddito, comunque non furono mai più di cinquanta/settanta, e le ritroviamo fino alla fine degli anni cinquanta, in tutte le aree vocate alla coltivazione delle mele.

Si trattava di coltivazioni prevalentemente estensive e, comunque, anche quelle intensive erano effettuate su portinnesti franchi, ovvero su piante selvatiche innestate, che raggiungevano grandi dimensioni e pertanto venivano piantate una ogni cento metri quadrati. La più grande tuttora vivente sul continente europeo, e probabilmente una delle più vecchie, è la Rosa di Fondo, un patriarca di duecentoquaranta anni con diametro del tronco di metri 2,80, e che campeggia solitario sui prati dell'Alta Valle di Non.

Nelle antiche varietà, in gran parte per opera di una lenta selezione naturale e, in parte minore, per il lavoro degli agricoltori, i miglioramenti si sono accompagnati di pari passo all'evoluzione dell'uomo, in una sorta di equilibrio naturale; al contrario, le brusche accelerazioni artificiali creano scompensi che, di norma, superano i benefici!
Tornando alle antiche varietà, che se coltivate con i metodi tradizionali possono essere anche migliori e certamente più genuine di quelle moderne, annoveriamo fra le più interessanti varietà da tavola, in ordine di bontà decrescente: il PIATLIN, il BELFIORE DI RONZONE, la BELLA DI BOSKOOP, il POMELLONE, la RENETTA ANANAS, la RENETTA CANADA, la CALVILLA BIANCA D'INVERNO, la PARMEIN DORATA, il LIMONCINO, la CARLONA, la MELA-BANANA DELLA VALLE DEL LAVANT, la RUGGINE REALE, il BLACK BEN DAVIS, la ROSMARINA BIANCA.

Tutte queste sono comunque varietà straordinarie e si fanno preferire a seconda del gusto personale che può dare preferenza al sapore (dolce o acidulo o dolce-acidulo), e alla consistenza della polpa (croccante, soda o tenera); inoltre sono quasi tutte immuni, o molto resistenti, alle avversità e quindi idonee alla coltivazione spontanea. Questa è una nuova definizione di metodo colturale e base del disciplinare dell'Associazione Spadona: esso prevede soltanto la potatura, nessun trattamento e nessun adacquamento.

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